ADELE BEI

Biografia

Adele Bei nasce a Cantiano (Pesaro) nel 1904. E’ la terza degli undici figli di Angela Broccoli e di Davide Bei, boscaiolo e socialista. Nel 1922 sposa Domenico Ciufoli. Nel 1923 l’attività politica del marito, impegnato ad organizzare i primi nuclei comunisti nel Cantianese, costringe entrambi all’esilio: si trasferiscono nelle zone minerarie prima del Belgio poi del Lussemburgo; espulsi per motivi politici, si recano, come tanti altri antifascisti, in Francia, dove nascono i figli Ferrero e Angela. Nel 1933, durante uno dei suoi rientri clandestini in Italia, Adele Bei viene arrestata e condannata a diciotto anni di carcere. Ne sconta otto, prima a Roma, alle Mantellate, poi a Perugia; quindi viene confinata a Ventotene. Caduto il fascismo nell’agosto del 1943, riesce a tornare a Roma,. Qui inizia la sua partecipazione attiva alla Resistenza con il compito di organizzare i Gruppi di difesa della donna e raggiunge il grado di capitano. Nel 1945, nominata responsabile della Consulta femminile della CGIL, viene designata dalla Confederazione a far parte della Consulta nazionale (1945 – 1946); unica donna indicata da un sindacato e non dal proprio partito. In questi stessi anni è chiamata dal Pci, a cui si è iscritta nel 1925, a far parte del Comitato regionale Marche e del Consiglio nazionale della donna; è membro del Consiglio direttivo dell’Udi e del Consiglio nazionale dell’Anpi. Nel 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente (1946 – 1948) nella lista del Pci, nel collegio elettorale Ancona – Pesaro – Macerata – Ascoli Piceno. Nella I legislatura repubblicana (1948 – 1953) è senatrice di diritto. Fa parte della X Commissione Lavoro, Previdenza Sociale ed Emigrazione. Sia come parlamentare che come presidente dell’Associazione donne della campagna (Udi) si batte per la conquista di migliori condizioni di vita e di lavoro, per la parità dei diritti e per l’attuazione dei principi della Costituzione a favore delle donne. Nel 1952 viene eletta segretaria responsabile al II congresso del Sindacato nazionale delle tabacchine CGIL e, nel III Congresso del 1956- viene riconfermata nell’incarico. Nella II legislatura (1953 – 1958) viene eletta per il Pci alla Camera dei deputati, fa parte dell’XI Commissione (Lavoro, Emigrazione, Cooperazione, Assistenza post bellica, Igiene e Sanità pubblica). Nella III legislatura (1958 – 1963), eletta di nuovo alla Camera dei deputati, fa parte della VI Commissione (Finanze e Tesoro) e della VII (Difesa). Dal 1963 in poi, concluso l’impegno parlamentare, continua a battersi con l’Udi a favore dell’emancipazione delle donne e all’interno dell’Associazione perseguitati politici, di cui è Consigliera nazionale.

Muore a Roma il 15 ottobre 1974.

In carcere

Alcuni dati dimostrano in concreto il contributo che la donna italiana seppe dare alla Liberazione: settantamila donne parteciparono attivamente alla Resistenza, organizzate nei gruppi di difesa, trentacinquemila furono le partigiane combattenti, quattromila e seicento vennero arrestate, torturate, condannate dai nazi-fascisti, seicentoventitré fucilate o cadute in combattimento, duemilasettecentocinquanta deportate nei campi di concentramento nazisti. Nel corso della Resistenza cinquecentododici assunsero il compito di commissarie di formazioni partigiane, sedici di esse furono insignite della massima onorificenza militare, la medaglia d’Oro, e diciassette con la medaglia d’Argento. Ma altrettanto valore ha l’opera svolta dalle migliaia e migliaia di umili e semplici donne che seppero privarsi di molte cose per assistere i combattenti della libertà, aiutarli a lottare e resistere fino in fondo…

Il 1946 può considerarsi l’anno in cui furono poste le basi per la ricostruzione di una Italia rinnovata e per l’avvio di quella rivoluzione sociale che era stata la base di tutto il nostro lavoro e lo scopo della nostra vita. È vero, allo stato attuale i sacrifici di milioni di italiani antifascisti non sono ancora compensati, ma sono state create le premesse, le fondamenta dell’edificio che vogliamo costruire. Le varie categorie di lavoratori, uomini e donne attendono ancora quei provvedimenti legislativi che regolino in modo giusto la loro vita, i giovani lottano per una scuola moderna e aperta a tutti, i vecchi chiedono pensioni adeguate, in poche parole si chiede il rinnovamento completo del sistema di direzione del Paese che deve essere basato sulla pace fra i popoli sul benessere e sulla civiltà. Le nuove generazioni lottano unite alle forze della Resistenza e tenendo fede a quegli ideali che ci diedero forza nei momenti difficili porteranno a termine la grande battaglia per la completa emancipazione del popolo italiano…

Tratto da: “Perché i giovani sappiano”, di Adele Bei, a cura dell’ANPPIA del Lazio, 1968.

L’attività nella Costituente

Noi dobbiamo risanare l’infanzia italiana per fare di questi bimbi un esercito di lavoratori del braccio e del pensiero e non farne, come nel passato, un esercito di giovani condannati a morire nelle guerre. Vorrei dire poche parole sull’opera del Governo che, mediante i Sottosegretariati, deve procurare lavoro ai disoccupati…

Vogliamo assistere il popolo, perché vogliamo riportare la serenità nella famiglia, e la serenità non si porta solo a parole, ma si porta a fatti, si porta con l’assistenza fattiva, con la rieducazione dell’infanzia abbandonata, col lavoro e con l’assicurare un minimo di assistenza a questa famiglia italiana…

Intervento all’Assemblea Costituente, seduta del 18 febbraio 1947.

L’esperienza parlamentare

… Molte questioni dovrebbero essere approfondite di più in questo dibattito, dibattito che io considero il più importante, poiché risolvere i problemi del lavoro significa risolvere tutti i problemi della vita nazionale. Se in una nazione non si risolve il problema del lavoro, la nazione non progredisce: il lavoro è tutto, secondo me e secondo quelli che giudicano il lavoro come la ricchezza principale…

Ci vuole meno paura del colore rosso, anche perché oggi è così diffuso che se voi voleste tener lontani tutti coloro che appartengono ai partiti di sinistra, quasi quasi vi trovereste senza lavoratori. Meno paura quindi del colore rosso e più giustizia nell’affrontare quei problemi sociali che rappresentano una aspirazione grande, vitale per tutto il popolo italiano…

… In ogni parte del Paese, lavoratori e lavoratrici in questo ultimo anno hanno fatto un cambiamento quasi radicale nei confronti del Governo attuale. Voi ironicamente dite che questo va a vantaggio dei comunisti e dei socialisti, poiché questo crea fermento e crea quindi il terreno per provocare quello che essi vogliono. Non è così, onorevoli colleghi di destra e onorevoli signori del Governo! Noi comunisti e socialisti abbiamo troppo a cuore i problemi dei lavoratori anche perché in gran parte i rappresentanti di questi settori vengono dal popolo, vivono nel popolo, sentono tutti i giorni, al confronto dei fratelli e delle sorelle lavoratrici, il continuo lamento, che poi diventa lamento generale del Paese…”

Intervento al Senato, 30 settembre 1949: discussione del disegno di legge “Stato di previsione della spesa del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per l’esercizio finanziario 1° luglio 1949 – 30 giugno 1950”.

È necessario premettere innanzi tutto che il bilancio in discussione, cioè il bilancio del Lavoro e della Previdenza Sociale, è il più importante che noi abbiamo. Questo perché, in una nazione democratica che si fonda sul lavoro, si debbono fare tutti gli sforzi possibili per risolvere questo problema che è fonte di vita per tutte le famiglie dei lavoratori…

Io parlo con molto calore, onorevoli colleghi, perché questa situazione bisogna chiarirla e dare ai lavoratori ciò che spetta loro di diritto. Io direi, onorevole Ministro, di fare le cose più chiare…

La legge è ingiusta e deve essere modificata. Non possiamo fare versare contributi ai lavoratori e poi negar loro l’assistenza, poiché questo vorrebbe dire abituare i lavoratori a fare qualche cosa di poco pulito. Far versare i contributi e non dare il corrispondente vuol dire suggerire ai lavoratori che possono fare quello che vogliono, perché naturalmente se in alto si dà questo esempio, in basso si ha legittimità di farlo…

Intervento al Senato, 9 ottobre 1951: discussione del disegno di legge “Stato di previsione della spesa del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per l’esercizio finanziario 1° luglio 1951 – 30 giugno 1952”.

Io cito queste ditte, onorevole Sottosegretario, perché sono a vostra portata di mano in modo che potete intervenire anche oggi se volete. Sono intervenuta io, che non ho la macchina come l’avete voi, visitando tutte le aziende…

Le tabacchine non accetteranno un contratto che le disonori, e noi dirigenti sindacali non firmeremo il contratto di lavoro se il Ministero del Lavoro non interviene per imporre ai datori di lavoro dei miglioramenti sostanziali…

Il Ministero del Lavoro, qui al Senato, ci parla in modo molto generico, non soddisfacente. Il Ministero del lavoro sa che cosa succede nelle aziende, ma purtroppo le lavoratrici sono lavoratrici, i principi e baroni sono sempre principi e baroni, e il Ministero del Lavoro, piuttosto che proteggere le lavoratrici ed i lavoratori, lascia correre...

Dichiarazione sulla risposta ricevuta all’interrogazione sulle condizioni di lavoro delle tabacchine, Senato della Repubblica, seduta del 30 gennaio 1952.

… La Repubblica italiana fondata sul lavoro deve dare la possibilità allo sviluppo delle forze lavoratrici del Paese e garantire il miglioramento del livello di vita delle famiglie italiane e in primo luogo delle giovani generazioni, per le quali è necessaria la più ampia prospettiva di benessere e costruttivo avvenire….

Intervento al Senato in difesa dei diritti del lavoro e della parità di trattamento per le donne lavoratrici, 4 giugno 1952.

Il sindacato

… L’esame fatto dal Comitato Direttivo della Confederazione del Lavoro, viene via via confermato dal dibattito dei lavoratori che dimostra come – di fronte all’accentuarsi della concentrazione della ricchezza nazionale nelle mani dei gruppi monopolistici, dei grandi industriali e dei grandi agrari – si perpetua un regime di discriminazioni nelle aziende, un livello di vita molto basso per tutte le classi lavoratrici, ed una persistente disoccupazione di massa che conduce a condizioni di miseria gran parte del popolo lavoratore…

…Perciò la CGIL partendo dai principi sanciti dalla Costituzione, mentre prepara il 4° Congresso nazionale, chiama i lavoratori alla lotta per la difesa delle libertà democratiche e dei loro diritti sindacali, contro qualsiasi forma di discriminazione, per salari adeguati al costo della vita, per una politica di maggiore occupazione, per il miglioramento generale delle condizioni di lavoro e di vita di tutto il popolo attraverso lo sviluppo industriale, l’utilizzazione nell’interesse nazionale delle risorse petrolifere del nostro Paese e la realizzazione delle trasformazioni fondiarie: estensione della riforma agraria e giusta causa permanente nelle campagne…

Relazione di Adele Bei, Segretaria responsabile, al III Congresso nazionale del Sindacato delle Tabacchine, Lecce 14, 15 gennaio 1956.

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